Giuseppe 'Beppo' Occhialini
T r i b u t e


« Da pioniere della fisica nucleare negli anni ’30 e ’40
a pioniere della fisica spaziale negli anni ’50 e ’60,
il suo nome segna la fisica del secolo scorso. »


Per non dimenticare . . . . un grande fisico . . . . un maestro . . . . un uomo.



Fossombrone - 5 Dicembre 1907                                             Parigi - 30 Dicembre 1993




gps occhialini Occhialini Speleologo camera a nebbia
Giuseppe Occhialini (a destra) con i premi Nobel C.F. Powell (a sinistra) e P. Blackett (al centro) gps occhialini Satellite Beppo-SAX




La stima di colleghi, collaboratori ed ex allievi

Gilberto Bernardini
"Un artista della strumentazione, un creatore di tecnologie, un vero interprete della natura, dalle cui mani e dalle cui idee scaturivano i mezzi per risolvere i problemi fondamentali della fisica". - "Se vuoi vincere un Nobel lavora con Occhialini". - "Tra Dio e l'uomo in mezzo c'è Occhialini".
Paul Blackett
"Sono molto felice e orgoglioso di aver ricevuto il premio Nobel, ma lo sarei stato di più se anche Beppo lo avesse avuto con me".
Bruno Pontecorvo
"Non brindo a Beppo, ma a tutti noi, che ci sia data l'occasione di collaborare con lui; è un modo certo per vincere un premio Nobel".
Carlo Rubbia
"Beppo fu un fisico nato, un tecnico profondo, un ricercatore con un'energia illuminata e con una personalità magnetica, capace di trasferire il suo entusiasmo a coloro che si trovavano intorno a lui. Aveva un eccellente intuito fisico, ma ciononostante, scrisse raramente una qualunque formula".
Gabriele Ghisellini"Nel dicembre 1983, appena laureato, partecipai ad un congresso di astrofisica a Firenze, anche perche' era l'occasione per andare a visitare Giuseppe ("Beppo") Occhialini e sua moglie, Constance ("Connie") Dilworth, e chiedere loro una lettera di presentazione per chiedere una borsa per andare all'estero. Loro abitavano in una casa in campagna, isolata, e mi misi d'accordo con Connie che mi sarebbe venuta a prendere alla stazione del treno. Io non dormii molto, la notte prima. Ero completamente terrorizzato dal dover incontrare cosi' da vicino quella leggenda vivente che era Occhialini, personaggio mitico anche per uno sprovveduto e ignorante neo-laureato come me. Beppo l'avevo gia' visto al "capanno" di astrofisica (chiamato cosi' perche' era una piccola costruzione a fianco degli edifici principali dell'Universita' di Fisica in Via Celoria), ma non avevo mai parlato con lui. Lo vedevo entrare con uno zainetto sulle spalle (adesso non e' piu' cosi' strano, ma allora era l'unico a portarne uno), e andare a parlare con i suoi ex-allievi (cioe' i miei professori). Allora aveva gia' 75 anni.
Mi feci coraggio e andai. E non fu una giornata facile. Rimasi a casa loro tutto il giorno. Vollero sapere tanto della mia vita in generale, anche se poco del lato scientifico. Raccontai che mi ero laureato tardi (3 anni fuori corso) perche' avevo fatto altro, e che nel periodo di tesi era nata una vera passione per l'astrofisica. Beppo disse che si', capiva benissimo che ci si potesse "innamorare" (uso' proprio quel termine) della fisica, e che questo poteva assomigliare al classico colpo di fulmine. Poi, nel tardo pomeriggio, Connie mi disse: "ecco, questa e' la macchina da scrivere, prova a scrivere tu la lettera di presentazione..." Ma io, ormai allo stremo delle forze per la tensione, mi rifiutai, e la scrisse lei. Con quella lettera feci domanda per una borsa di 570.000 lire al mese (che anche allora era poco assai) per andare a Copenaghen. La vinsi, ed iniziai questo mestiere...".




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